Deloitte Life Sciences Outlook 2026: aziende ottimiste
Come consuetudine, ad inizio anno Deloitte ha pubblicato il “2026 Life Sciences Outlook”, frutto del coinvolgimento di 280 alti dirigenti delle principali aziende del life sciences a livello globale. Uno studio che, attraverso l’analisi dei principali problemi di geopolitica, degli sviluppi in ambito tecnologico, delle ultimi trend sulla R&D, mette in evidenza come le aziende abbiano un atteggiamento improntato ad un cauto ottimismo e dotate dell’agilità necessaria per rispondere alle turbolenze globali e di settore.
Immagine da Deloitte

Come consuetudine, ad inizio anno Deloitte ha pubblicato il “2026 Life Sciences Outlook”, frutto del coinvolgimento di 280 alti dirigenti delle principali aziende del life sciences a livello globale. Uno studio che, attraverso l’analisi dei principali problemi di geopolitica, degli sviluppi in ambito tecnologico, delle ultimi trend sulla R&D, mette in evidenza come le aziende abbiano un atteggiamento improntato ad un cauto ottimismo e dotate dell’agilità necessaria per rispondere alle turbolenze globali e di settore.
Il settore delle scienze della vita si trova oggi a un vero e proprio bivio strategico. Se da un lato l’innovazione scientifica e tecnologica corre a ritmi mai visti prima, dall’altro il contesto macroeconomico e geopolitico impone una cautela senza precedenti.
Dall’ultimo report “2026 Life Sciences Outlook” pubblicato da Deloitte, emerge un quadro complesso. Un contesto che richiede alle aziende non solo visione, ma una straordinaria capacità di resilienza locale per armonizzare il momentum globale.
Il paradosso della fiducia: aziende life sciences vs economia globale
Uno dei dati più sorprendenti dell’indagine 2026, che ha coinvolto 280 leader C-suite in tutto il mondo, è la discrepanza nei livelli di fiducia. Infatti, il 75% degli executive di biopharma e medtech si dichiara fiducioso nelle prospettive finanziarie della propria organizzazione per l’anno a venire. Tuttavia, questa sicurezza “interna” crolla drasticamente quando lo sguardo si allarga al panorama mondiale. Nello specifico, solo il 41% si sente ottimista sulla salute dell’economia globale.
Una divergenza che è ancora più marcata a livello regionale. In Europa e Asia il 90% dei leader della aziende biofarmaceutiche esprime aspettative positive o cautamente positive. Al contrario, negli Stati Uniti la quota scende al 56%, con un significativo 27% che mantiene una visione negativa o incerta. Questa frammentazione suggerisce che le strategie di crescita “US-centriche” del passato stiano lasciando il posto a modelli più diversificati e agili.
Geopolitica e regolamentazione: le nuove sfide al vertice
Mentre nelle analisi del 2024 e 2025 l’attenzione era focalizzata principalmente sulla trasformazione digitale post-pandemica, il 2026 vede l’ascesa prepotente di fattori esterni. Per la prima volta, le tensioni geopolitiche balzano in cima alle preoccupazioni strategiche, citate dal 39% degli intervistati. Si tratta di un incremento impressionante di 20 punti percentuali rispetto all’anno precedente, il salto più alto tra tutti i trend monitorati.
Parallelamente, la pressione normativa sta ridisegnando i modelli operativi. Il 51% dei rispondenti non statunitensi indica le nuove regolamentazioni nazionali come il fattore d’impatto principale. Tra queste spiccano l’EU AI Act, che disciplina l’uso dell’intelligenza artificiale, la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) per la rendicontazione ESG, e l’European Health Data Space (EHDS). In Cina, il programma di acquisti centralizzati (Volume-Based Procurement) continua a esercitare una pressione fortissima sui prezzi, costringendo le multinazionali a riconsiderare le proprie strategie di accesso al mercato.
Dall’hype alla realtà: l’era dell’Intelligenza Artificiale “Agentica”
L’intelligenza artificiale non è più una novità, ma nel 2026 la sua applicazione entra in una fase di maturità più pragmatica. Se nel 2024 si parlava genericamente di GenAI come generatore di valore, oggi assistiamo all’emergere della “Agentic AI”. Si tratta di sistemi capaci di agire in modo autonomo per raggiungere obiettivi complessi, prendere decisioni e svolgere compiti interconnessi.
Nonostante il 48% dei leader nel life sciences preveda un impatto sostanziale dalla trasformazione digitale accelerata, la strada verso la piena implementazione resta in salita. Infatti, solo il 22% delle aziende life science dichiara di aver scalato con successo l’IA all’interno dell’organizzazione. Appena il 9%, invece, riferisce di aver ottenuto ritorni significativi sugli investimenti effettuati. La sfida per il 2026 non sarà quindi solo “adottare” l’IA, ma integrarla nei flussi di lavoro quotidiani per generare una produttività misurabile, superando la fase dei progetti pilota.
R&D e M&A: combattere il “Patent Cliff” nelle life sciences con l’innovazione
Il settore continua a lottare con il declino della produttività della ricerca e sviluppo. Nel 2026, il costo medio per portare un nuovo farmaco sul mercato supera stabilmente i 2 miliardi di dollari. Per contrastare l’imminente “patent cliff” (la scadenza dei brevetti di farmaci blockbuster), che rischia di sottrarre centinaia di miliardi di dollari di ricavi entro il 2030, le aziende stanno puntando su due fronti.
- Nuove modalità terapeutiche: Gli investimenti si concentrano su terapie cellulari, geniche e a base di RNA (62%), molecole complesse (64%) e coniugati anticorpo-farmaco (ADC, 54%).
- Ritorno delle M&A: Dopo la cautela del 2024, le fusioni e acquisizioni sono tornate in primo piano. Nel 2025, il valore totale delle operazioni nei primi tre trimestri (91,9 miliardi) ha già superato l’intero 2024 (61,7 miliardi). Il 45% dei leader biopharma e il 51% di quelli medtech considerano l’M&A una priorità strategica immediata per alimentare le proprie pipeline.
Centralità del paziente e “Connected Care”
Un filo conduttore che lega gli ultimi anni è l’evoluzione del ruolo del paziente. Se nel 2023 la centralità del paziente era un obiettivo di investimento, nel 2026 diventa una necessità operativa alimentata dalla tecnologia. Il 33% degli executive indica la “Connected Care Delivery” come un trend fondamentale, con un aumento di 15 punti percentuali rispetto all’anno precedente.
Un’altra tendenza, segnalata dal 35% degli intervistati, è l’adozione di strumenti digitali da parte dei clienti. Un trend che sta spingendo le aziende a creare soluzioni capaci di automatizzare i processi. Inoltre, il 32% dei rispondenti ha evidenziato l’evoluzione delle esigenze e delle preferenze dei clienti.
Aspetti che sottolineano il continuo cambiamento nei modelli di erogazione dell’assistenza e di coinvolgimento. Una necessità volta a ridurre il carico di lavoro per i sistemi sanitari che soffrono di carenze croniche di personale. Lo scopo ultimo rimane quello di unire la scoperta scientifica con la cura del paziente, garantendo che l’innovazione porti a risultati concreti e significativi.
Costruire il “muscolo dell’agilità” nelle life sciences
In sintesi, il 2026 premierà le organizzazioni che sapranno agire con audacia ma con disciplina finanziaria. Avere un’impronta diversificata e sviluppare quello che i leader definiscono un “muscolo dell’agilità” sarà essenziale per reagire alle fluttuazioni senza dipendere da un unico fattore di crescita.
La resilienza, l’innovazione mirata e una profonda attenzione allo scopo sociale rimarranno i pilastri per definire nuovi standard in un mercato globale sempre più competitivo e frammentato.
Dino Biselli

