Ricerca Clinica: asset strategico per l’economia europea
Il nuovo rapporto di Frontier Economics, pubblicato da EFPIA, mette in luce l’importante contributo che la ricerca clinica in ambito farmaceutico apporta all’economia europea. Un ruolo di primaria importanza che però è messo in pericolo da una sempre minore attrattività rispetto a USA e Cina. Eppure, lo studio evidenzia che investire nei clinical trial non solo non implica alcun svantaggio, ma al contrario presenterebbe notevoli vantaggi economici e di salute.

Il nuovo rapporto di Frontier Economics, pubblicato da EFPIA, mette in luce l’importante contributo che la ricerca clinica in ambito farmaceutico apporta all’economia europea. Un ruolo di primaria importanza che però è messo in pericolo da una sempre minore attrattività rispetto a USA e Cina. Eppure, lo studio evidenzia che investire nei clinical trial non solo non implica alcun svantaggio, ma al contrario presenterebbe notevoli vantaggi economici e di salute.
Le sperimentazioni cliniche rappresentano la pietra miliare dell’innovazione medica. Esse consentono lo sviluppo di nuovi farmaci e vaccini, ma il loro impatto va ben oltre il progresso clinico. Secondo i dati di “The economic impact of industry clinical trials across Europe“, lo studio condotto da Frontier Economics per conto di EFPIA, l’attività di ricerca clinica sponsorizzata dall’industria contribuisce ogni anno con 35,7 miliardi di euro di Valore Aggiunto Lordo nell’Area Economica Europea.
Il valore attuale dei Clinical Trial: oltre la ricerca clinica
Questo valore complessivo è il risultato di tre componenti principali.
- Impatto diretto e indiretto. 21,7 miliardi di euro derivano direttamente dalle attività di ricerca e dalla relativa catena di fornitura.
- Spillover della R&D. 3,6 miliardi di euro di Valore Aggiunto Lordo sono generati dai benefici di conoscenza che ricadono su altre aziende e settori, stimolando ulteriormente l’innovazione.
- Produttività della forza lavoro. 10,4 miliardi di euro di valore aggiunto sono recuperati grazie alla prevenzione di 26,9 milioni di giorni di malattia ogni anno. Ciò si deve ad un accesso più rapido a trattamenti efficaci sviluppati tramite i trial.
Inoltre, dal punto di vista occupazionale il settore sostiene oltre 165.000 posti di lavoro in Europa. Circa 45.000 sono ricercatori clinici diretti e oltre 120.000 legati all’impatto indiretto e indotto.
Paradosso europeo: una quota di mercato in calo nella ricerca clinica
Nonostante questi numeri imponenti, l’Europa sta perdendo attrattività nel panorama globale. Se nel 2013 la quota europea dei trial clinici mondiali era del 22%, nel 2023 è scesa drasticamente al 12%. Contemporaneamente, la Cina ha visto la sua quota balzare dall’8% al 18% raggiungendo il 29% considerando tutti i tipi di trial), mentre il Nord America mantiene una posizione stabile intorno al 17%.
Questa perdita di competitività non è solo un dato economico, ma ha riflessi diretti sulla salute pubblica. Infatti, i trial clinici permettono ai pazienti di accedere a terapie potenzialmente salvavita con un anticipo di 10-15 anni rispetto alla loro disponibilità commerciale su larga scala.
Tre scenari per il futuro dell’Europa
Il rapporto di Frontier Economics esplora tre scenari “What if” per quantificare i benefici derivanti da un potenziale aumento dei clinical trial nel continente.
- Scenario 1: Obiettivo EMA (+11,1%). Seguendo i target fissati da Commissione Europea, EMA e HMA, l’Europa aggiungerebbe circa 500 trial multinazionali in 5 anni. Risultato: 35.000 pazienti in più coinvolti, 4 miliardi di euro di extra valore aggiunto lordo e 18.000 nuovi posti di lavoro.
- Scenario 2: Ritorno ai livelli del 2013 (+25%). Recuperare i trial “persi” nell’ultimo decennio porterebbe 79.000 nuovi posti per pazienti e un incremento di 8,9 miliardi di euro di valore aggiunto lordo.
- Scenario 3: Aggancio a Cina e USA (+50%). Questo scenario, molto ambizioso, sbloccherebbe 17,9 miliardi di euro per l’economia europea e garantirebbe l’accesso ai trial a 158.000 pazienti aggiuntivi.
L’Italia nel contesto europeo
Analizzando i dati per nazione, la Germania guida la classifica europea per impatto economico diretto (oltre 3 miliardi di euro), seguita da Francia e Belgio. La Spagna supera la Germania per numero di nuovi trial avviati, e si posiziona bene anche in termini di produttività recuperata.
In questo contesto, l’Italia mantiene un ruolo rilevante, con margini di crescita significativi.
- Valore Aggiunto Lordo totale: circa 1,96 miliardi di euro.
- Occupazione: 16.900 posti di lavoro totali generati dai trial.
- Produttività: 1,1 milioni di giorni di malattia evitati, pari a 423 milioni di euro di valore recuperato.
Se l’Italia seguisse il target UE (+11,1%), potrebbe beneficiare di un incremento del Valore Aggiunto Lordo di circa 289 milioni di euro e di quasi 2.000 nuovi posti di lavoro.
La visione di EFPIA e la proposta di quattro azioni chiave
Dalle considerazioni fin qui esposte, emerge che ospitare sperimentazioni cliniche in Europa non implica alcun svantaggio. Al contrario, i vantaggi economici e di salute sarebbero molti, anche se si raggiungessero solamente i target UE.
Per invertire la rotta, EFPIA propone quattro azioni chiave.
- Semplificazione. Occorre garantire un processo unico e snello per i trial multinazionali, eliminando i requisiti nazionali aggiuntivi.
- Efficienza del CTIS. Far sì che il portale Clinical Trials Information System sia semplice, affidabile e flessibile per gli utenti.
- Investimenti. Sostenere le infrastrutture di ricerca clinica e la formazione di talenti digitali.
- Accelerazione. Ridurre drasticamente i tempi di avvio e valutazione dei trial per competere a livello globale.
In conclusione, il settore delle Life Sciences non è solo un motore di innovazione terapeutica. Esso è anche un pilastro fondamentale per la resilienza economica dell’Unione Europea. La sfida è ora nelle mani dei regolatori. Saranno loro a dover scegliere se lasciare che la ricerca clinica si sposti altrove o che si investa nel futuro della salute europea.
Dino Biselli

