Terapie Digitali: convegno di ALDAI Federmanager
ALDAI Federmanager ha organizzato un convegno dal titolo “Terapie Digitali: la nuova sfida manageriale fra farmaceutico e MedTech”, evento durante il quale manager di diverse realtà attive nell’ambito delle life sciences hanno potuto confrontarsi su quali siano le prospettive e le criticità relative alla diffusione delle digital Therapeutics in Italia.

ALDAI Federmanager ha organizzato un convegno dal titolo “Terapie Digitali: la nuova sfida manageriale fra farmaceutico e MedTech”, evento durante il quale manager di diverse realtà attive nell’ambito delle life sciences hanno potuto confrontarsi su quali siano le prospettive e le criticità relative alla diffusione delle digital Therapeutics in Italia.
Lo scorso 27 maggio 2026 la Camera dei deputati ha approvato il progetto di legge sulle terapie digitali. Questo passaggio parlamentare, che si concluderà con il voto definitivo del Senato, non è solo un atto legislativo. Esso rappresenta il segnale tangibile di una nuova rivoluzione industriale che sta abbattendo i confini tra il settore farmaceutico e quello del MedTech.
Questo traguardo normativo trasforma quella che era una sfida ibrida in un’opportunità concreta per ridisegnare l’ecosistema della salute. Tuttavia, per i manager del settore essa è solo un primo passo. Infatti, l’avvento concreto delle terapie digitali richiede una formazione continua e una leadership capace di precedere i tempi anziché limitarsi a subirli.
Il convegno sulle terapie digitali di ALDAI-Federmanager
Un tema, quello delle terapie digitali, che quindi riscuote molto interesse fra tutti coloro che a vario titolo nelle life sciences. Infatti, qualche giorno prima di questa data, l’11 maggio, le digital therapeutics (DTx) sono state oggetto di analisi e confronto durante il convegno dal titolo “Terapie Digitali: la nuova sfida manageriale fra farmaceutico e MedTech”.
L’incontro, introdotto da Sandro Siclari e moderato da Alessandro Ferri, è una delle iniziative di confronto intraprese da ALDAI-Federmanager. Durante questo appuntamento si sono succeduti gli interventi di alcuni manager e dirigenti di alcune delle realtà più rilevanti del settore life science. Una sorta di mini panel rappresentativo di alcune delle principali funzioni coinvolte nella realizzazione delle digital therapeutics.
L’urgenza demografica e la sostenibilità del SSN
Questi vari contributi si sono basati in particolare su un presupposto: che l’adozione di queste soluzioni tecnologiche è resa indispensabile da un contesto demografico ed economico senza precedenti. L’Italia sta infatti affrontando un “inverno demografico” che sta causando un progressivo invecchiamento della popolazione. Infatti, la longevità continua a crescere, incrementando parallelamente la domanda di cure per una popolazione sempre più senior.
Altro punto considerato critico è quello delle disponibilità economiche assegnate al nostro SSN. Il finanziamento per il Servizio Sanitario Nazionale ha sì raggiunto e superato i 142,5 miliardi di euro. Nonostante ciò, le risorse sono considerate insufficienti rispetto ai bisogni reali, specialmente se confrontate con la spesa di paesi come Francia e Germania. In più, la spesa “out-of-pocket” ha superato i 40 miliardi di euro e vi è uno shortage sistemico di personale medico e infermieristico.
In questo contesto l’impiego di soluzioni digitali diventa l’unico strumento in grado di potenziare la medicina territoriale e l’assistenza domiciliare. Ecco perché intervenire sui comportamenti e sugli stili di vita attraverso algoritmi validati, come lo sono le DTx, può garantire non solo migliori esiti clinici, ma la sopravvivenza stessa del sistema.
PER APPROFONDIRE:
Le Digital Therapeutics: cosa sono
La sfida tripla per il management sulle terapie digitali
Durante i vari interventi è emerso che le terapie digitali possono essere integrate con farmaci tradizionali. Con i farmaci, infatti, è possibile contrastare gli effetti degli stili di vita inappropriati, ma è con le DTx che questi ultimi si possono modificare. Una caratteristica che può offrire un vantaggio nella gestione delle malattie croniche proprio associate a stili di vita non salutari.
Per i leader delle Life Sciences, l’integrazione delle tecnologie digitali si articola su tre livelli critici.
- Livello Strategico. Occorre integrare soluzioni digitali fluide in modelli industriali consolidati, spesso basati sulla rigidità del prodotto fisico.
- Livello Regolatorio. I manager delle aziende life sciences sono chiamati a muoversi in un perimetro normativo in evoluzione. Un perimetro dove la capacità di dettare regole e definire confini è fondamentale per non subire passivamente il cambiamento.
- Livello Organizzativo e Culturale. È necessario sviluppare competenze ibride e del tutto nuove all’interno di strutture nate con logiche differenti. Per fare ciò occorre promuovere una cultura dell’innovazione che parta dalle persone.
In questo scenario, il manager moderno funge da ponte tra discipline differenti, armonizzando dati, tecnologia, clinica e compliance in una visione coesa. La leadership richiesta è responsabile e consapevole, mirata a costruire modelli di business basati sul valore reale generato per il paziente e non solo sul volume del prodotto venduto.
Integrazione strategica e nuovi modelli di business
Le aziende stanno passando da un approccio sperimentale a uno consolidato, dove il valore di una soluzione digitale deve essere dimostrato attraverso dati di vita reale (Real World Evidence).
Le aziende possono adottare diverse strategie per integrare il digitale nella propria offerta.
- Modelli Standalone. Sviluppo di soluzioni indipendenti in aree terapeutiche prive di alternative farmacologiche efficaci o dove l’azienda desidera espandersi.
- Modelli Add-on. Il software affianca il farmaco tradizionale per migliorarne l’efficacia, agendo sull’aderenza terapeutica e sul monitoraggio degli eventi avversi.
- Modelli di Combinazione. Integrazione del digitale fin dalle prime fasi della ricerca (R&D), permettendo di accelerare i tempi di sviluppo e di raccogliere dati di vita reale già durante le sperimentazioni cliniche.
La collaborazione e la co-creazione tra industria farmaceutica, aziende tecnologiche e istituzioni sono le chiavi per superare la complessità del settore. Non si tratta più solo di acquisire competenze dall’esterno, ma di generare invece un’intelligenza collettiva capace di rispondere prontamente ai bisogni di salute.
Barriere culturali e l’orizzonte della sicurezza: gli ostacoli alle terapie digitali
Nonostante l’importante passo legislativo italiano, la barriera principale per la diffusione delle terapie digitali resta quella culturale. È necessario superare la resistenza al cambiamento di una classe medica che deve essere formata a prescrivere strumenti “immateriali”, come software o persino videogiochi terapeutici. Anche i pazienti devono essere guidati verso una nuova alfabetizzazione digitale per comprendere il valore di queste opzioni terapeutiche innovative.
Inoltre, un pilastro fondamentale per costruire questa fiducia è la cybersecurity. In un sistema dove i dati sanitari sono estremamente sensibili, la solidità e la sicurezza delle infrastrutture informatiche sono precondizioni irrinunciabili. Una necessità che ha come scopo quello di prevenire attacchi che potrebbero compromettere la continuità delle cure e la privacy dei cittadini.
Conclusione: L’intelligenza naturale al centro
In definitiva, sebbene l’IA e gli algoritmi siano strumenti potentissimi, essi devono rimanere al servizio dell’intelligenza naturale e collettiva. Il futuro della salute infatti non si scrive solo con il codice informatico, ma attraverso la capacità di manager, medici e istituzioni di incontrarsi, confrontarsi e collaborare per garantire la sostenibilità del sistema e la qualità della vita delle future generazioni.
Terapie digitali veramente efficaci potranno essere implementate, solamente partendo da questi presupposti. Anche in questo caso l’uomo deve essere al centro della tecnologia e non diventarne mero oggetto.
Dino Biselli

