Filiera Dispositivi Medici: cuore del Nuovo Made in Italy

Nel corso degli anni l’industria italiana dei medical device ha consolidato il suo ruolo di asset strategico per il Paese, confermandosi come il terzo player in Europa con un valore di mercato che oggi raggiunge i 18,5 miliardi di euro. I dati del Rapporto PRI 2026 resi disponibili da Confindustria Dispositivi Medici delineano un comparto resiliente che, nonostante l’aumento dei costi produttivi e le sfide della supply chain globale, continua a investire in innovazione e a generare occupazione qualificata per oltre 133.000 addetti.

Filiera Dispositivi Medici: cuore del Nuovo Made in Italy

Nel corso degli anni l’industria italiana dei medical device ha consolidato il suo ruolo di asset strategico per il Paese, confermandosi come il terzo player in Europa con un valore di mercato che oggi raggiunge i 18,5 miliardi di euro. I dati del Rapporto PRI 2026 resi disponibili da Confindustria Dispositivi Medici delineano un comparto resiliente che, nonostante l’aumento dei costi produttivi e le sfide della supply chain globale, continua a investire in innovazione e a generare occupazione qualificata per oltre 133.000 addetti.

Nel complesso ecosistema delle Life Sciences, i numeri non sono mai solo statistiche. Rappresentano la misura della nostra capacità di prenderci cura delle persone.

I dati del Rapporto PRI 2026, presentato durante l’evento “Dispositivi medici e competitività industriale: il ruolo strategico del settore in Italia” dello scorso 26 maggio, e le recenti rilevazioni del Centro Studi di Confindustria Dispositivi Medici delineano un comparto che, pur tra mille difficoltà, si conferma un pilastro insostituibile per la salute e l’economia del nostro Paese.

 

Oltre il concetto di spesa in dispositivi medici: un investimento in salute

Il comparto dei medical device negli ultimi anni sta assumendo sempre maggiore rilevanza. Ma perché oggi la filiera dei dispositivi medici è sempre più fondamentale? Perché essa ha la capacità di fungere da ponte tra la ricerca scientifica d’avanguardia e la realtà quotidiana dei pazienti.

Il settore dei dispositivi medici non produce semplicemente strumenti; esso dà forma all’asset strategico del “Nuovo Made in Italy”. Ancora oggi però troppo spesso questo comparto viene visto esclusivamente come una voce di spesa pubblica da contenere. Si tratta di un errore nel quale è comprensibilmente facile cadere ma che deve essere ripreso.

Credere nei dispositivi medici significa riconoscere che la sicurezza sanitaria, la capacità produttiva e la competitività industriale sono elementi inscindibili per la resilienza di una nazione moderna. Ogni euro investito in questa tecnologia è un investimento nella sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale e nella qualità della vita dei cittadini.

 

Resilienza e capitale umano di fronte alle crisi globali

Come riesce il settore a mantenere la sua eccellenza in un panorama internazionale così turbolento? La risposta risiede in una straordinaria capacità di adattamento e in una visione orientata al futuro. La produzione nazionale ha registrato una crescita del 6,8%, un segnale di vigore che contrasta con le forti pressioni esterne.

Le imprese italiane stanno affrontando una “tempesta perfetta” caratterizzata da:

  • Incremento dei costi di produzione. Un aumento medio del 22%, con picchi che superano il 50% per un’azienda su dieci.
  • Difficoltà logistiche e geopolitiche. Il 71,2% delle imprese segnala criticità nei trasporti e il 48,5% risente direttamente delle instabilità nelle rotte commerciali.
  • Persistenza nella dipendenza estera. Nonostante un forte radicamento europeo, il 68% delle imprese si approvvigiona in Asia per componenti critiche come semiconduttori e polimeri, rendendo urgente una riflessione sull’autonomia strategica dell’UE.

Per rispondere a queste sfide, la filiera punta tutto sul talento e sull’innovazione. Con 133.627 dipendenti, il settore vanta un’occupazione altamente qualificata, con una presenza di donne, ricercatori e dottori di ricerca superiore alla media nazionale.

La spinta verso il domani è alimentata da 1,1 miliardi di euro investiti in Ricerca e Sviluppo nel 2024 e dal dinamismo di 303 start-up e PMI innovative che rappresentano parte del laboratorio tecnologico della nostra sanità.

Tuttavia, per trasformare questa resilienza in sviluppo strutturale, rimane imprescindibile una governance stabile e il superamento definitivo del meccanismo del payback.

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Il comparto dei dispositivi medici in Italia: fotografia di un’eccellenza europea

Cosa rappresenta concretamente oggi l’industria italiana dei dispositivi medici? I numeri presentati a maggio 2026 (relativi al 2024) confermano il consolidamento del nostro Paese come il terzo player in Europa per valore della produzione.

I pilastri di questa realtà sono solidi e diversificati:

  • Valore del Mercato. Il settore genera oggi un mercato da 18,5 miliardi di euro complessivi.
  • Dinamismo Commerciale. Le esportazioni sono cresciute del 4,5% (5,1 miliardi di euro), con gli Stati Uniti come partner principale, mentre le importazioni si attestano a 7,8 miliardi. Il deficit della bilancia commerciale risulta essersi ridotto a 2,7 miliardi.
  • Tessuto Industriale. Un mosaico di 4.618 aziende, di cui il 94% sono PMI. La produzione conta 2.743 imprese, affiancate da 1.499 distributori e 376 fornitori di servizi.
  • Impatto sul SSN. La spesa pubblica per dispositivi e servizi ammonta a 10 miliardi di euro, rappresentando il 7,3% della spesa sanitaria pubblica totale. La spesa media pro capite è di circa 137 euro, sebbene persista una forte eterogeneità tra le regioni italiane.

Geograficamente, il settore mantiene una forte trazione nel Nord Italia, dove ha sede l’80% delle grandi aziende, ma vede nel Sud e nelle Isole un terreno particolarmente fertile per la nascita di start-up innovative.

 

Verso una politica industriale dedicata

I dati raccolti mostrano un comparto che ha superato la fase emergenziale post-pandemia per entrare in una fase di maturità tecnologica e strategica.

Tuttavia, il futuro dipenderà dalla capacità delle istituzioni di accompagnare questa crescita con politiche coordinate tra i ministeri della Salute, dell’Economia e del Made in Italy.

Solo attraverso un sostegno strutturale alla ricerca e una governance meno punitiva potremo garantire che l’innovazione medica italiana continui a essere un’eccellenza globale, capace di rispondere ai bisogni di una popolazione che invecchia e che richiede cure sempre più personalizzate ed efficaci.

 

Dino Biselli

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