Europa e innovazione farmaceutica: l’allarme di nove CEO

Il settore farmaceutico in Europa rischia una “lenta agonia”: i CEO di nove multinazionali (AstraZeneca, Boehringer Ingelheim, Chiesi, GSK, Ipsen, Novartis, Novo Nordisk, Roche, Sanofi) lanciano un allarme congiunto sulla perdita di attrattività dell’Europa negli investimenti farmaceutici, chiedendo ai governi nazionali e regionali di trattare i farmaci come infrastruttura strategica, al pari di difesa ed energia.

Europa e innovazione farmaceutica: l'allarme di nove CEO

Il settore farmaceutico in Europa rischia una “lenta agonia”: i CEO di nove multinazionali (AstraZeneca, Boehringer Ingelheim, Chiesi, GSK, Ipsen, Novartis, Novo Nordisk, Roche, Sanofi) lanciano un allarme congiunto sulla perdita di attrattività dell’Europa negli investimenti farmaceutici, chiedendo ai governi nazionali e regionali di trattare i farmaci come infrastruttura strategica, al pari di difesa ed energia.

L’innovazione biofarmaceutica rappresenta un pilastro fondamentale della salute pubblica, ma non solo. La forte instabilità della politica internazionale la rende anche una manifestazione della sovranità strategica e un fattore dello sviluppo economico dell’Unione Europea.

Decenni di investimenti scientifici e clinici hanno posizionato l’Europa come un punto di riferimento globale nella scoperta di terapie capaci di trasformare la vita dei pazienti e prolungare la longevità. Questo ecosistema industriale e scientifico genera un avanzo commerciale per l’Unione Europea superiore a 220 miliardi di euro. Inoltre, garantisce un ritorno economico stimato in quasi sei volte l’investimento iniziale. Ciò grazie alla riduzione dei ricoveri ospedalieri e alla tutela della salute lavorativa.

Tuttavia, quando le politiche regolatorie e sanitarie considerano la spesa farmaceutica unicamente come un tetto di bilancio da contenere anziché come un investimento ad alto rendimento, l’intero sistema entra in una fase di sofferenza e perdita di attrattività.

 

L’allarme dei CEO di nove multinazionali farmaceutiche europee

Questa criticità è stata posta al centro di un’accorata lettera aperta firmata dagli Amministratori Delegati di nove importanti multinazionali biofarmaceutiche europee. Le aziende sono: AstraZeneca, Boehringer Ingelheim, Chiesi Group, GSK, Ipsen, Novartis, Novo Nordisk, Roche e Sanofi. Come ha avvertito Mario Draghi, senza un’azione urgente settori strategici come quello farmaceutico rischiano una “lenta agonia” di declino — un monito che i nove leader aziendali fanno proprio, sollecitando i governi ad agire con urgenza per ripristinare le condizioni di attrattività degli investimenti.

I dati sul progressivo arretramento dell’Europa nei confronti dei mercati concorrenti tratteggiano uno scenario chiaro:

  • Fuga dei capitali – Negli ultimi due anni, tra Stati Uniti e Cina sono stati annunciati oltre 600 miliardi di dollari di investimenti farmaceutici.
  • Erosione della R&S – Nel 1990 l’Europa attraeva il 43% della Ricerca e Sviluppo farmaceutica globale; oggi quella quota è scesa al 31% ed è in ulteriore calo.
  • Crollo dei trial clinici – Nell’ultimo decennio, la quota europea di trial commerciali si è dimezzata al 9% globale. Colmare il divario con USA e Cina nella sola ricerca clinica permetterebbe di sbloccare circa 53 miliardi di euro e 82.000 posti di lavoro sul territorio continentale.
  • Perdita del primato scientifico – Nel 2025, su 104 nuove sostanze attive lanciate a livello globale, 46 sono nate da aziende con sede in Cina, 28 negli Stati Uniti e soltanto 16 in Europa.

 

L’impatto sui pazienti e la complessità operativa del Market Access in Europa

Nella lettera si sottolinea che le conseguenze di questo divario non rimangono confinate ai dati macroeconomici. Esse si scaricano anche sull’accesso alle cure per i cittadini. Circa il 40% delle terapie di nuova autorizzazione non raggiunge mai i pazienti europei. Inoltre, per i farmaci approvati, i tempi medi di attesa sfiorano i 600 giorni, con rilevanti difformità tra i diversi mercati. A ciò si aggiunge un dato altrettanto allarmante: il tasso di sopravvivenza oncologica in Europa risulta inferiore a quello registrato negli Stati Uniti.

Sviluppare una singola molecola innovativa richiede infatti oltre dieci anni di lavoro e circa 3 miliardi di euro di investimenti ad alto rischio. E gli autori della missiva sono ben consci del fatto che le decisioni assunte oggi generano impatti destinati a riflettersi per anni sul sistema sanitario.

Infatti, soltanto una o due molecole riescono ad approdare al paziente su 10.000 candidate sintetizzate in laboratorio. Pochissimi settori affrontano un rischio così elevato su orizzonti temporali così lunghi. Un percorso che presenta numerosi ostacoli non solo nella fase di ricerca, ma anche in quelle post-autorizzazione al commercio.

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Cosa fare in Europa e nei singoli Stati dell’Unione

È quindi urgente invertire la rotta, non solo a livello europeo ma anche nazionale. Infatti, se l’UE può agire da abilitatore accelerando i trial, tutelando la proprietà intellettuale e garantendo flessibilità fiscale agli Stati che investono in salute, le leve decisive restano in mano ai governi nazionali e regionali. Infatti, spetta alle istituzioni locali stabilire le risorse dei bilanci sanitari, la velocità di valutazione e rimborso, e la modernizzazione dei sistemi di cura.

Come si può notare, si tratta di azioni già proposte più volte, almeno nell’ultimo decennio. A mio avviso, il vero problema è che i politici europei si sono cullati nell’illusione che la “Fine della Storia” fosse diventata ormai una costante immodificabile. Ciò ha fatto sì che si concentrasse l’attenzione in modo particolare sul contenimento della spesa pubblica. Quando poi la “Storia” è tornata protagonista, le istituzioni si sono ritrovate impreparate e incapaci di rispondere adeguatamente ad un modo diventato di colpo più pericoloso.

 

Trattare il farmaco come un’infrastruttura strategica

In particolare, nella lettera si sottolinea che i farmaci moderni devono essere riconosciuti come un’infrastruttura vitale per la sicurezza europea, al pari della difesa e dell’energia.

Per fare ciò occorre mettere in atto delle azioni concrete.

  • Riforma dei value frameworks – misurare il valore complessivo generato dal farmaco sul sistema economico e sociale, inclusa la riduzione delle ospedalizzazioni e dei costi assistenziali.
  • Flessibilità fiscale – concedere ai governi nazionali margini di flessibilità di bilancio per gli investimenti destinati alla salute e all’innovazione.
  • Semplificazione dei percorsi autorizzativi – snellire i tempi di valutazione e di avvio delle sperimentazioni cliniche a livello nazionale e regionale.

 

Come sta rispondendo l’azienda per la quale lavori?

Nella tua organizzazione, in che modo state rispondendo a queste sfide? La tua azienda sta investendo in ricerca? State riadattando le strategie di Market Access e le pianificazioni regionali per prevenire le rigidità regolatorie e i ritardi d’accesso al mercato?

Come consulente in market access supporto le aziende farmaceutiche nel decodificare le logiche della governance regionale e nazionale per costruire strategie di accesso al mercato efficaci, tempestive e sostenibili. Se stai affrontando queste sfide, parliamone! Se vuoi affrontare questi temi scrivimi a dbiselli@miopharmablog.it

 

Dino Biselli

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